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Intervista de Il Tempo a Lorenzo Cesa – «Gli altri twittano, noi abbiamo i voti E alle politiche vedremo chi riderà»

«Gli altri twittano, noi abbiamo i voti E alle politiche vedremo chi riderà»
Parla Lorenzo Cesa. II segretario Udc ad Alfano: «Contronatura stare con la sinistra»
Nello scenario delle elezioni regionali siciliane irrompe una sorpresa, o meglio, una vecchia conoscenza. È l’Udc, che sull’Isola veleggia al 7% dei consensi. E allora telefoniamo al segretario Lorenzo Cesa, che dopo i convenevoli la butta subito in citazioni dotte: «Sa che diceva Gandhi? Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono e poi vinci».
Ma quante vite avete voi democristiani?
«In un momento in cui la politica si fa con i tweet e i social, noi stiamo tra la gente, apriamo sezioni, maciniamo chilometri e per questo, poi, ci votano. Io sono stato 35 giorni in Sicilia, accompagnando i nostri candidati, ho visitato credo un centinaio di Comuni».
Fin qui il percorso stradale. E quello politico invece?
«In Sicilia siamo praticamente ripartiti da zero, abbiamo rinnovato il partito, non subappaltando a nessuno la nostra storia. Per intenderci, abbiamo superato lo schema di D’Alia e Aliano, in coerenza con quanto abbiamo deciso a ridosso del referendum del 4 dicembre, collocando il partito nel centrodestra. Con molta chiarezza».
Per un centro che ride, ce n’è uno che piange: Aliano. Pessimo risultato, peraltro nel suo territorio.
«Per il centro è contro natura stare a sinistra, poteva avere un senso, in una logica bipolare, rimanere autonomi dalle coalizioni. Ma oggi, in uno schema tripolare, l’alleanza è un passaggio necessario. Per noi è naturale crearla con Forza Italia, con Berlusconi. Apparteniamo al Ppe, e il dato siciliano conferma che le forze della famiglia popolare stravincono».
Dunque, ora puntate all’elettorato di Alternativa Popolare?
«Non siamo noi a “puntare”. Ma è quel tipo di elettorato, sentendosi orfano per forza di cose, guarda verso di noi con attenzione. E questo è un discorso che supera la tornata elettorale siciliana».
Da oggi, occhi puntati alle politiche.
«Sì, in pratica è iniziata la campagna elettorale».
Narrano che la cena di giovedì sera a Catania tra tutti i leader del centrodestra non sia andata granché. Quanto sarà difficile mettervi tutti d’accordo?
«Guardi, io c’ero e posso dire che le ricostruzioni giornalistiche non hanno fotografato la realtà dei fatti. Eravamo in un tavolo a cinque. Oltre a me, c’erano Berlusconi, Salvini, la Meloni e Musumeci. Si è parlato di Sicilia, ovviamente. Ma anche di mettere in piedi un gruppo di lavoro per il programma elettorale in vista delle politiche. E poi si è anche detto che, quando verranno definiti i collegi della quota maggioritaria del Rosatellum, si lavorerà insieme per individuare le candidature migliori. Alle politiche possiamo vincere e governare, basta prendere il 70% dei collegi e raggiungere nel proporzionale una quota vicina a quella della Sicilia. Ce la possiamo fare».
Però sul programma ci sono dei nodi abbastanza stretti. L’Europa ad esempio…
«È vero che prima c’era chi, come Salvini, diceva “usciamo dall’Europa”. Ma oggi dice “portiamo in Europa le istanze italiane, cambiamo l’Unione”, esattamente le stesse cose chieste da noi nel Ppe. Berlusconi può fare una sintesi tra le nostre posizioni, che siamo i più europeisti di tutti, e quelle delle Lega».
Quale sarà lo schema? Si parla da tempo di una “quarta gamba della maggioranza” di cui l’Udc dovrebbe essere perno.
«Confermo che stiamo lavorando per mettere insieme il mondo moderato in un nuovo contenitore. Sarà una realtà che coinvolgerà anche persone appartenenti al mondo delle professioni insieme a nomi dell’associazionismo cattolico. E poi forze politiche come i liberali. Sarà una forza molto competitiva e non è detto che sia la “quarta gamba”, perché noi abbiamo l’ambizione di essere la terza».
Tutte le simulazioni sul Rosatellum sono concordi nel dire che il centrodestra sbancherebbe al Nord, nei collegi uninominali, e sarebbe in affanno al Sud, territorio di conquista dei Cinque Stelle. Vi candidate ad essere l’ago della bilanciameridionale del centrodestra?
«Noi siamo una forza pienamente nazionale. In Sicilia abbiamo fatto un ottimo risultato, ma abbiamo una forte presenza in tante regioni non solo nel sud, penso ad esempio alle ultime amministrative ci hanno dato delle soddisfazioni anche al Nord: a Gorizia abbiamo avuto il 6,5%, ad Alessandria il 6. C’è un mondo, democratico e cristiano, che è alla ricerca di una casa e noi stiamo diventando, con la nostra politica fondata sulla persona e sulla sua famiglia, il loro punto di riferimento».
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