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“Sì a un grande progetto popolare” – Intervista di Lorenzo Cesa a Libero

Il centrista appoggia l’idea di Fi «ma va costruita bene. No a operazioni di Palazzo»

Un grande Partito dell’elefantino declinato all’italiana? «Idea che condividiamo, ma va costruita bene». Lorenzo Cesa, deputato e segretario Udc, commenta con Libero l’intervista che Silvio Berlusconi ha rilasciato al condirettore Pietro Senaldi. Il leader di Forza Italia ha teorizzato la nascita nel centrodestra di «qualcosa di simile al Partito Repubblicano negli Stati Uniti».

È d’accordo, onorevole Cesa?

«Sì, e non da oggi. A me piacerebbe più grande partito popolare, visto il radicamento che abbiamo in Europa,ma non faccio questioni sui nomi».

Anche perché il progetto vedrebbe come colonne anche Fratelli d’Italia e Lega che non sono nel Ppe.

«Appunto. Il tema non è il nome mail merito e il metodo. Sul merito, c’è un elemento di base importante, che riguarda i valori e gli obiettivi comuni che il centrodestra rivendica, e sono condivisi anche dai rispettivi elettorati. Sul metodo, è un percorso che va compiuto in maniera ampia e approfondita ».

Quali sono i passi?

«Innanzitutto focalizzare il punto di partenza. Non può nascere da un’operazione di Palazzo, ma deve partire dal basso. E poi coinvolgere tutto il mondo al di fuori dei partiti che si identifica nei nostri valori. Dunque parte del sindacato, l’associazionismo, realtà come il Movimento Cristiano dei Lavoratori, corpi intermedi».

È un percorso, dunque, che richiede anche un certo tempo.

«Sì, ma è necessario, altrimenti resta velleitario».

Peraltro c’è anche il precedente, nel centrodestra, del Pdl, che finì male.

«Certo, e noi non entrammo in quel progetto. Quella storia indica che non si possono compiere passi affrettati, altrimenti si mancano obiettivi importanti e si rovinano storie politiche».

Pensare ad un progetto politico comune non è un po’ pericoloso quando si sta al governo?

«Sicuramente l’avere responsabilità di governo aumenta le difficoltà, per questo occorre agire con i giusti tempi e coinvolgere il maggior numero possibile di realtà».

Tornando all’oggi. Nella maggioranza di governo c’è una discreta quota che si riferisce al popolarismo europeo. Però le sue forze paiono non essere in piena sinergia tra loro. Non è un dato rilevante?

«Certo che lo è. Ed infatti, fossi in Berlusconi, partirei proprio da lì. Forza Italia è la maggior realtà politica nel nostro Paese che appartiene al Ppe, e deve essere perno per unire il fronte dei popolari in Italia. Questo come passaggio preliminare, da cui poi partire per costruire il cosiddetto partito repubblicano all’italiana con i nostri alleati».

Il governo ha passato il primo guado, la manovra. Berlusconi, velatamente, ha fatto notare un deficit nella collegialità nelle scelte. Lei la pensa così?

«Probabilmente scontiamo un po’ il fatto che il principale partito della coalizione, Fratelli d’Italia, non ha mai avuto la responsabilità di guidare il Paese e dunque paga lo scotto dell’avvio. Ma è tutto superabile, magari con un confronto sistematico tra i partiti. Sul merito della manovra, quando hai due terzi delle risorse che devono essere impiegate per il caro energia, la coperta è davvero troppo corta. Ma in generale il governo in questi primi mesi ha avviato i primi passi per realizzare un programma di cambiamento vero. Pensiamo alla flat tax, agli interventi sulla famiglia. La strada imboccata è giusta».

Pietro di Leo

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